Itinerari turistici partendo da Acqualagna

Marche

La cittadina marchigiana offre, oltre agli itinerari gastronomici, suggestive mete culturali e naturalistiche
Acqualagna è ormai tradizionalmente nota, in Italia, ma anche all'estero, per essere la capitale del tartufo. Anche quest'anno vi si terrà la Fiera del Tartufo Bianco pregiato, che richiama milioni di visitatori, amanti del prezioso tubero e della buona cucina.
Ma non tutti sanno che … A pochi chilometri dalla cittadina marchigiana si trovano gioielli di rara bellezza turistica e culturale. Acqualagna, quindi, rappresenta una meta ambita e, nello stesso tempo lontana dai circuiti tradizionali, sia per chi ama gli itinerari gastronomici, sia per chi desidera visitare e soggiornare in luoghi dove si respira una atmosfera rimasta inalterata nel tempo. Apecchio, Cagli, Cantiano, e Piobbico, solo per citarne alcuni, conservano interessanti memorie del passato. Gli amanti della natura e dell'aria aperta possono fare splendide passeggiate nei monti intorno al Furlo, come il Catria e il Nerone, che vantano una importante rete di sentieri e offrono la possibilità di soggiorno in appartamenti o rifugi. Altre opportunità di viaggio sono rappresentante da mete come le vicine Urbino, Fano, Gubbio, più classiche, più conosciute, ma sempre di grande attrattiva.
La stessa Acqualagna offre opportunità di visite di particolari significato storico.
Di seguito ne indichiamo alcune.
ITINERARIO I
Museo "Antiquarium Pitinum Mergens"
Recentemente inaugurato, questo Museo, che si trova proprio nel centro del Paese, offre al visitatore l'opportunità di conoscere in maniera approfondita funzioni e materiali tipici di una fattoria romana vissuta fra l'età repubblicana e i primi secoli dell'impero. Gli oggetti di vita quotidiana, gli arnesi agricoli e altre cose venute alla luce nella villa rustica di Colombara, nei pressi di Acqualagna, sono esposti insieme a una ampia documentazione sul territorio in età romana, sulla città scomparsa di Pitinum Mergens, sulle vicende costruttive della fattoria, sulle modalità con cui essa è stata riportata alla luce. I resti della fattoria sono stati ritrovati in seguito agli scavi effettuati fra il '95 e il '97 a Colombara, compiuti da parte dell'Università di Urbino, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per le Marche.
La Villa rustica romana
La villa era stata edificata in età repubblicana ed è sopravvissuta fino a tarda età imperiale. Sorgeva poco distante dalla Flaminia, in posizione elevata rispetto alla Valle di Candigliano, presso una sorgente in un luogo particolarmente favorevole all'insediamento umano. E' ancora in fase di scavo ma, per le interessanti scoperte venute alla luce, ne è prevista la sua musealizzazione. Al momento è visibile solo dall'esterno della recinzione che ne delimita l'area. Si tratta di un edificio rurale, nato durante l'età repubblicana e attivo per tuta l'epoca imperiale. Il complesso sorse agli inizi del II secolo a.C., a circa 500 metri dalla Via Flaminia. La felicità della posizione è confermata dalla presenza di un abitato dell'età del Ferro, documentato da ceramiche d'impasto e da una testina di statuetta femminile datati al III sec. a.C. La Villa aveva una estensione di circa 1000 metri quadrati, è stata scavata solo in parte e l'indagine archeologica è ancora in corso.
Gola del Furlo e Abbazia di San Vincenzo
Lasciata Acqualagna, la Flaminia proseguiva in direzione della Gola del Furlo. Seguendo questa traiettoria, si incontra l'Abbazia di San Vincenzo, uno dei più antichi cenobi benedettini, la cui esistenza è documentata per la prima volta nell'anno 970, ma è certamente di epoca anteriore. A poche centinaia di metri dall'Abbazia, inizia la Gola del Furlo, una delle forre più imponenti e suggestive dell'Appennino centrale. La zona è stata frequentata fin dalla preistoria. Il tracciato della via Flaminia, è stato potenziato e dotato di nuove infrastrutture dall'imperatore Augusto.
ITINERARIO II
Santuario del Pelingo
Il Santuario del Pelingo, oltre la Gola del Furlo, rappresenta una meta apprezzata soprattutto per chi desidera riposare la mente e il corpo, per la grande spiritualità che vi si respira. Il Santuario ha sempre suscitato l'interesse di numerosi visitatori e fedeli, sia per la bellezza del luogo su cui sorge, alle pendici del monte Pietralata, sia per la fama dei prodigi e per le grazie che i devoti ne hanno riportato. Ha origini molto lontane, ma non precise. I primi ritrovati si riferiscono al 1482, da una mappa del catasto di Urbino e al 1388, da una pergamena dove si autorizza il signor Pelingo a costruire una chiesa in onore della Madonna. La tradizione narra che il signor Pelingo ebbe una visione della Vergine Santissima e la notizia si sparse così velocemente, che il Santuario divenne una meta visitata continuamente da ammalati. Successivamente, nel 1820 circa, si procedette alla costruzione della Chiesa. Da alcuni anni presso il Santuario è stata aperta la Casa del Pellegrino, adibita a convegni, esercizi spirituali, ritiri, soggiorni, ecc.
Abbazia di San Vincenzo di Petra Pertusa
L'abbazia di San Vincenzo venne edificata nel periodo del massimo fervore dell'esperienza benedettina. Fu eretta sui resti di un tempio pagano che prosperò grazie alle offerte dei viandanti che dovevano attraversare il Furlo. L'Abbazia assunse la stessa funzione esercitata dal tempio, cioè di riscuotere le offerte fatte a Dio per l'attraversata del Furlo. Nel 1011 il monastero di Petra Pertusa fu retto da San Romualdo che, nonostante i suoi 104 anni, riuscì a riportare i monaci a costumi più morigerati e a convincere i più bisognosi di penitenza a ritirarsi e costruirsi celle entro la Gola del Furlo, nutrendosi solo di acqua, pane ed erbe. Nel contempo, fece costruire il piccolo eremo di San Ubaldo che aveva il compito di proteggere i viandanti dai briganti e altri pericoli. L'Abbazia divenne sempre più ricca e potente, grazie alle offerte e il tempio divenne maestoso. Nel 1040 divenne abate di Petra Pertusa San Pier Damiani che aveva solo 33 anni, ma già godeva di ottimo prestigio. In quel periodo il Monastero era spesso oggetto di saccheggi da parte di orde di delinquenti, ma l'arrivo di Pier Damiani coincise con un momento di maggiore calma. I monaci ricominciarono a indossare l'abito bianco e l'Abbazia tornò ad essere un luogo di pace e serenità.
ITINERARIO III
La riserva naturale del Furlo
Nel 2000 la Gola del Furlo è stata dichiarata "Riserva Naturale". L'istituzione, di fatto, è un riconoscimento da parte dello Stato di una realtà già presente, con il quale si impegna a sostenere progetti di tutela e valorizzazione del territorio. Del resto, la zona è di straordinaria importanza nazionale e internazionale. Qui vi si trovano specie vegetali e animali rarissime, il luogo ha caratteristiche geomorfologiche di grande rilevanza, gode di abitati forestali aventi peculiarità uniche. Con i suoi 3600 ettari di boschi, pascoli e cime incontaminate, è un autentico paradiso attraversato dal Fiume Candigliano che si insinua tra le pareti della Gola. Un serbatioio naturale da proteggere - secondo in Regione soltanto al Parco Nazionale dei Sibillini - la cui gestione è affidata alla Provincia di Pesaro Urbino. Vale la pena visitarlo, per la suggestione del paesaggio e per la ricchezza di specie di flora e fauna che solo qui si possono ammirare.
Ufficio Stampa Comune di Acqualagna (PU)
Addetto Stampa: Vittoria Paradisi
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[ Autore: Ufficio Stampa Comune di Acqualagna ] Pubblicato: 08/02/2015 Letto: 1951 volte